Cor Unum 2015_2

Numero 2/2015

Cor Unum 2015_2

GRATUITA' SORRIDENTE E CREATIVA
Si chiude un anno. Se ne apre uno nuovo. Termina l’anno civile 2015, inizia l’Anno di grazia, l’Anno giubilare della misericordia.
Con quali sentimenti disporci a vivere questo tempo? Emerge una risposta: all’insegna della gratuità. Una gratuità sorridente e creativa. Cosa non facile…
Scorrendo i vari contributi di questo numero, si scopre che un filo rosso li attraversa: proprio quello della gratuità.
In sintonia col clima spirituale dell’Anno giubilare, Sr. Clara Maria Cesaro offre una serie di schede sulle sette opere di misericordia spirituale, tracciandone per ciascuna un breve percorso biblico e un commento di S. Agostino: utili per l’approfondimento e la preghiera personale, ma anche strumenti d’aiuto per vivere con frutto questo tempo di grazia. Alcune tematiche affrontate nello scorso numero trovano qui compimento, come lo studio di Sr. M. Rita Piccione sul numero 48 della Regola. Il ricordo di M. Alessandra, nel decennale della morte, viene qui corredato da una sua meditazione sulla donna, quanto mai attuale pur a distanza di tempo. Continua la riflessione sui vari ambiti della nostra vita: Sr. M. Ilaria Magli considera lo spazio vitale della mensa. Sr. M. Cristina Marani condivide la riflessione preparata per una catechesi offerta ai laici sui sette Doni dello Spirito Santo.
Oltre agli Studi e alle Rubriche, questo numero conclusivo dell'anno reca una sezione che ospita riflessioni su fatti di cronaca che hanno avuto notevole risonanza, ed eventi di vita dei nostri monasteri: una riflessione sulla Storia e una riflessione dalla nostra storia.
Ma torniamo alla gratuità.
Sono le Sorelle di Bulacan, nell’Editoriale, a centrare il focus sulla gratuità, parola che tante volte il Papa rilancia proprio ai consacrati: «Ogni cristiano è chiamato alla consapevolezza della gratuità di Dio, di aver ricevuto tutto da Dio, senza proprio merito, così da imparare a dare gratuitamente. In una vita monastica ben strutturata come la nostra, siamo provocate a riprendere il nostro cammino verso le sorgenti della salvezza, «in cui saranno sfamati e dissetati quanti hanno fame e sete, dove tutti sono invitati a comperare e mangiare senza denaro e senza prezzo» (Cf Is 55,1-11), e con passione assistere oggi alla nascita di un popolo eucaristico».
D’altro canto è proprio Agostino che, al termine della Regola, con la sua preghiera che “il Signore ci conceda di osservarla con amore, non come schiave sotto la legge, ma come figlie sotto la grazia”, vuole educarci «a comprendere che il nostro agire si differenzia solo a partire dalla radice della carità. Conseguentemente vuol educarci ad un’osservanza adulta, matura che risiede più nello spirito con cui si compie un’azione che non nell’azione stessa» (così scrive Sr. M. Rita Piccione nel suo studio). In definitiva, Agostino vuole educarci alla gratuità. «Con il cibo Dio ribadisce questa verità: che cioè ci ama gratis», afferma Sr. M. Ilaria Magli. Dalla tavola della mensa a quella eucaristica, passando per le tante “tavole” dei servizi quotidiani e poco appariscenti, tutto parla e richiama ad una gratuità che ci precede e che attende da noi che la sappiamo riesprimere, ridonare a nostra volta, senza contraffazioni, senza che arriviamo a “presentare il conto” di tante nostre fatiche portate o sopportate…
Sì, è difficile rimanere nella gratuità, specie quando non si vedono riscontri al nostro dedicarci agli altri; quando, dopo lunghi preparativi ed emozionate attese, vediamo che alle nostre proposte rispondono in pochi, magari sempre i soliti; anche quando attenderemmo, e non per vanagloria ma come legittimo incoraggiamento, un gesto o una parola di riconoscimento del nostro impegno da chi ci sta vicino, e invece non arriva nulla.
La gratuità fa parte della carità. Non si vive davvero la carità se non si arriva ad essere gratuiti.
C’è sempre da fare i conti con il senso di frustrazione, che a volte può farci visita ma che non dobbiamo ospitare così che degeneri in amarezza o risentimento.
Gratuità anche nelle nostre proposte all’esterno: che siano veramente gratis, libere e scevre da attese recondite, consce o inconsce, per esempio di avere ritorni in termini di vocazioni. I nostri destinatari colgono in fretta se chi parla loro lo fa con disinteresse o con qualche anche solo lontana aspettativa…
Non lasciamoci rubare la gratuità! In fondo le tante complessità del vivere, con le loro pesantezze, rischiano di erodere proprio il senso di leggerezza, gioia, creatività che sono componenti essenziali della gratuità.
Quale ricompensa cercare? Quale “risultato” o “riscontro” attendersi?
Quel riscontro, quella ricompensa che è già presente nella nostra vocazione al dono di noi stesse; Agostino la chiamerebbe: la “ricompensa” del sentirsi…. cesta: alla sua gente di Ippona che andava ad ascoltarlo predicare egli si definiva «la cesta in cui il Seminatore si degna di mettere i semi da spargere: non ha valore la cesta, ma grande è il pregio del seme, e grande il potere del seminatore» (cit. tratta da Sr. Clara M. Cesaro, Le sette opere di misericordia spirituale).
Essere ceste in cui il Signore possa riporre una “misura buona, pigiata scossa e traboccante” della sua semente. E vivere sapendo che ciò che portiamo con noi e in noi non è per noi, ma è destinato agli altri, secondo la “fantasia” e la “geografia” del Seminatore…
È questa la nostra vocazione, e insieme la nostra vera ricompensa.
Dilatiamo, allora, la nostra capacità di accogliere il seme, perché il Signore possa attingerne da noi e spargerne per tanti…
Una gratuità sorridente e creativa. Chiediamola le une per le altre.
Buon Anno Giubilare.
La Redazione